Per i nati negli anni settanta, che a fine ottanta guardavano sui primi televisori a colori Miami Vice, c’è un’immaginario iconografico paragonabile solo a quello che si può avere da una destinazione come New York. Con le palme ed il clima tropicale però.
Non ero mai stato a Miami e le voci che anticipavano il mio viaggio erano discordanti. Chi raccontava di una Miami disagiata, con seri problemi di criminalità, e chi valorizzava invece la nuova attitudine artistica.
Della mia settimana spesa a Miami non posso che dire cose belle. La città ha tutto il fascino del vecchio telefilm, come del resto tutte le città di confine, arricchite dal delicato equilibrio di un incontro culturale, in questo caso fra America del sud e del nord. Si usano inglese e spagnolo nello stesso dialogo, è un po spiazzante, ma espressivamente funzionale, del resto le due lingua hanno attitudini espressive diverse.
In questo piacevolissimo clima (che mi dicono fin troppo caldo umido fra giugno e agosto) ho avuto il piacere di visitare in soft opening il Kimpton Angler’s Hotel. 
Posizionato benissimo, a pochissima distanza da Oceans Drive, in South Beach, rimane comodo per visitare un po tutta la città. Non è di fronte al mare, ma cerca di sopperire con una personalità tutta da scoprire.
L’ingresso è piacevolissimo, un po’ nascosto, con un camminamento fra piante esotiche piacevolmente invadenti. 


Il primo impatto è con una reception emozionante. Tendenzialmente poco luminosa, non particolarmente grande, sorprende per la presenza di uno splendido bancone di reception scolpito in un monoblocco di marmo. Piccola opera faraonica, sconcertante per materialità. Si intuiscono subito le soluzioni d’arredo basate sulle materie prime più etniche, quindi metalli grezzi, pelle, intrecci di paglie e legno.
Come detto si trattava di una visita in soft-opening, quindi non ho potuto godere appieno dei servizi dell’Hotel, del resto il ristorante e la spa non erano ancora funzionanti.
La camera (una junior suite) era spaziosa e ben distribuita, con spazi razionali e tutto ciò che serve, senza esagerare in niente.

La sensazione generale è che nonostante l’Angler’s Hotel sia orgoglioso del suo interior design io non ho trovato niente di geniale, né di particolarmente caratterizzante. E’ un arredamento che potrebbe essere un po’ ovunque, e questo normalmente non è bello. Ha però una bella personalità nella distribuzione degli spazi, nell’approccio ai servizi che in questo caso sono davvero il punto forte.
Partiamo dal Bar, saggiamente organizzato e con una bella lista di cocktails, tutti piacevolmente affini al gusto caraibico. 

Lo spazio al chiuso è particolarmente buio, come tutto il resto del pian terreno, ma non lo vedo come un difetto. Davanti al bar invece c’è un piccolo ma grazioso dehor, intelligentemente pensato per decomprimere dal una giornata di visita alla città.

Immerso fra le piante, dotato di giochi di legno, il luogo ideale per bersi un cocktail e fare due chiacchiere e magari sfidarsi a un bel gioco di Forza4 in legno.
Nella filosofia dell’Hotel c’è la cura del cliente, con un’attenzione alla disponibilità del personale a risolvere ogni problema. La mattina c’è il caffè per tutti (anche per chi ha scelto la formula senza colazione) e la sera viene offerto un bicchiere di vino. Un gesto semplice ma non scontato.


Non essendo vista mare si deve salire all’ultimo piano per godere della piscina. Bella, semplice e assolutamente piacevole. Siamo al livello più alto anche fra le costruzioni vicine, quindi la vista è comunque bella.


Nel complesso Kimpton Angler’s non è un luogo di particolare fascino, ma ha un suo equilibrio invidiabile, espresso in cortesie, in accessibilità a spazi e servizi e piccoli dettagli che, uniti ad un arredo comunque piacevole, sono garanzia di trasformare ogni soggiorno in un bel soggiorno.

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